domenica 13 settembre 2015

Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr

"L’esistenza di ognuno di noi comincia con un’unica cellula, più piccola di un granello di polvere. Molto più piccola. Suddividiti. Moltiplicati. Somma e sottrai. La materia cambia padrone, gli atomi affluiscono e defluiscono, le molecole ruotano, le proteine si legano, i mitocondri emanano i loro decreti di ossidazione; in principio erano microscopici sciami elettrici. I polmoni il cervello il cuore. Quaranta settimane dopo, seimila miliardi di cellule s’incuneano nella morsa del canale del parto di nostra madre, e noi strilliamo. Dopo di che il mondo inizia a darci addosso."

Alla fine sì, nonostante sia in parte una fiaba (e non me l'aspettavo), nonostante ci sia un po' di ruffianeria a buon mercato (la bambina cieca con le lentiggini, il bambino con i capelli color della neve), nonostante sia lungo e in parte scontato.
Ma alla fine coinvolge e a tratti commuove la storia di Maurie-Laure e soprattutto di Werner, ragazzina francese cieca dall'età di sei anni e orfano tedesco: il loro percorso si svolge parallelo fino ad incontrarsi nel magico scenario di Saint-Malò e nel consumarsi della tragedia della Seconda guerra mondiale di cui racconta in particolare l'assedio degli alleati alla costa francese e alla cittadella occupata dalle truppe austriache e tedesche.
L'americano Doerr ha saputo costruire una lunga  storia attraverso brevi frasi e brevi capitoli che attraversano l'Europa e raccontano il dolore dei giovani, la ricerca di un diamante preziosissimo e forse malefico, gli stratagemmi di un padre per rendere autonoma una figlia che non può vedere, le paure di uno zio che non esce dalla sua stanza. Ma soprattutto, il libro è una celebrazione della vita, dei suoi infiniti colori, odori, sapori, consistenze, segni e tracce invisibili, come le onde radio che diffondono musica e parole, gettando ponti tra mondi lontani.

Ammiratore di Italo Calvino, Doerr ha appreso la lezione della vertigine degli elenchi che cercano di raccontare i labirinti: "Botanica sa di colla, carta assorbente e fiori pressati. Paleontologia sa di polvere di roccia e polvere d’ossa. Biologia sa di formalina e frutta troppo matura; è piena di pesanti vasi freschi al tatto in cui galleggiano cose che a lei hanno solo descritto: serpenti a sonagli arrotolati in pallide funi, mani mozzate di gorilla. Entomologia sa di olio e antitarme: un conservante, le ha spiegato il dottor Geffard, che si chiama naftalina. Gli uffici sanno di carta carbone, o fumo di sigaro, o brandy, o acqua di colonia."


Lo scherzo di Kundera

"Mi fanno schifo le persone che provano un sentimento di fratellanza perché hanno scoperto, l'una nell'altra, la medesima bassezza. È una fratellanza viscida, alla quale non ambisco."

Una rilettura che mi ha coinvolto ancora. Pubblicato nel 1967, primo romanzo di Milan Kundera (quello dell'Insostenibile leggerezza dell'essere,  ricordate il tormentone di Quelli della notte?), racconta la storia di Ludvik Jahn e della sua (tentata) vendetta. Ludvik, giovane universitario ai tempi del regime cecoslovacco, invia per scherzo una cartolina ad una compagna di studia nella quale ironizza sull'ottimismo e sullo spirito sano tanto cari allo spirito del tempo. Il fatto stravolge la vita del ragazzo, costretto a lasciare gli studi e a prestare il servizio militare in miniera, circondato da persone lontane a lui per interessi e visione del mondo. Uno strappo dolorosissimo, una perdità di identità che lo fa barcollare e cercare conforto nell'unica visione di bontà che incontra, la dolce e passiva Lucie.
Tornerà a casa solo molti anni dopo, deciso a consumare la sua vendetta ma il dolore non trova consolazione quando tutto intorno il mondo è cambiato e i nemici di ieri sono diventati sconosciuti.
Avvertenza: ci sono parti piuttosto noiose sulla musica popolare morava (con tanto di citazione dei testi) ma rimane un gran libro, abitato dallo sforzo di dare un senso a quello che ci cade addosso.

"...quella strana convinzione che le vicende che mi capitano abbiano un senso ulteriore, significhino qualcosa; che la vita con le sue vicende racconti qualcosa di sé, ci sveli gradatamente qualche suo segreto, stia davanti a noi come un rebus il cui senso è necessario decifrare, e le vicende che viviamo siano la mitologia della nostra vita e in questa mitologia stia la chiave della verità, e del mistero. Si tratta forse di un inganno? È possibile, è addirittura probabile, ma non riesco a sbarazzarmi del bisogno di decifrare continuamente la mia vita."

Revolutionary Road

"Il disperato vuoto. Cielo, c’è un sacco di gente che la parte del vuoto l’ha capita. … Ma nessuno ha mai detto disperato, era lì che ci mancava il coraggio. Perché forse ci vuole una certa dose di coraggio per rendersi conto del vuoto, ma ne occorre un bel po’ di più per scorgere la disperazione"

Quanto ci fanno arrabbiare, April e Frank? Quanto ci fanno soffrire April e Frank Wheeler? Una  giovane coppia di innamorati  sogna una vita "diversa" e si ritrova intrappolata in una deliziosa casetta tipicamente borghese, in una vita conforme alle aspettative dei tempi: lui trova un lavoro, lei si occupa dei figli, cercano di curare il giardino e di mantenere accesa, in qualche modo, la fiammella del desiderio, dell'emozione, della libertà. Ci sono libri, a casa loro (tutti quei libri che non serviranno a niente, scrive Yates a un certo punto), le loro conversazioni sono (cercano di essere) brillanti e ciniche e appassionate ma non c' è niente da fare: sono in trappola, la vita fa il suo corso e chiude possibilità, nebulizza sogni, spegne gli incendi dell'immaginazione. A pagare il prezzo dell'illusione in modo definitivo sarà April, che non ha, a differenza di Frank, nessuna possibilità di fuga: ci sono i figli, ma non bastano. Ci vorrebbe un lavoro, ci vorrebbe un amante decente, ci vorrebbe la soddisfazione di indossare la camicia giusta guidando l'automobile giusta, un riconoscimento da parte del capo tanto disprezzato: Frank tutto questo ce l'ha e forse comincia a bastargli. Ma April è sola in casa, con le sue fantasie che nessuno capirebbe (tranne un pazzo, che infatti c'è e la capisce). E nelle sue visioni non ci sono vie d'uscita indolori.

Straziante e doloroso, Revolutionary Road ci racconta la sofferenza della vita che ci scappa di mano e di quella parte di noi che non trova consolazione.

Biglietto scaduto di Romain Gary

Romain Gary, Biglietto scaduto (Gallimard, 1975 – Neri Pozza 2008)

"Vivere è una preghiera che solo l'amore di una donna può esaudire"

Jacques Rainier ha cinquantanove anni, un aspetto ancora piacente, disponibilità finanziarie abbondanti. Frequenta il cosiddetto jet set internazionale, un mondo di auto di lusso, hotel a Venezia e campionati di bob a Saint-Moritz. Inoltre ha una fidanzata giovane, molto bella , molto ricca e sinceramente innamorata di lui: tutti gli ingredienti giusti per suscitare antipatia (la mia, intendo) e anche un distacco sprezzante (ad esempio:: va là che la giovanissima ti amava meno se facevi il metalmeccanico... eccetera eccetera).
La storia poi, la potremmo riassumere così: uomo ricco, bello e viziato, ai primi sintomi di perdita della virilità va giù di testa all'idea di non potersi più permettere performance all'altezza della sua giovane fidanzata: la perderà?
Una roba da farti pensare che si meriterebbe un mese in un gulag, lui, il suo autore e tutto il jet-set di contorno.
E invece.
Invece il romanzo è bello, acuto e commovente. Jacques mi è piaciuto e ho sentito la sua ironica disperazione di fronte al tranello del destino, che gli ha fatto trovare l'amore quando era troppo tardi. Ho capito il suo timore, la sua rabbia, la sua vergogna per la decadenza di fronte allo splendore della gioventù. E tutta l'intelligenza di una mente così brillante non aiuta più di tanto quando il medico ti suggerisce bidet rinfrescanti e rapporti veloci, per evitare problemi.
E' un romanzo che parla, a tratti in modo tecnico e dettagliato, delle prime difficoltà nei rapporti sessuali di un uomo giunto a una delle tante linee d'ombra che la vita ci costringe ad attraversare: e ci riguarda, perché di biglietti  scaduti, ognuno a modo nostro, ne abbiamo tutti in qualche tasca, per quanto nascosta.

E non è tutto qui, il romanzo ha altro da offrire perché il nostro Jacques cerca soluzioni e non ci sta a perdere l'amore:  la sua ricerca di un sostituto (prima di un fantasma che aiuti l'immaginazione, poi di una realtà che incarni l'immagine) getta uno sguardo interessante sul rapporto tra uomini bianchi (europei colti e raffinati) ed ex-colonizzati. Sarebbe lunga, ma se conoscete la barzelletta dell'uomo nero che rinfresca con un grande ventaglio gli amplessi di una coppia di bianchi in crisi creativa... ecco, un'idea ve la potete fare.

Romain Gary, nato a Vilnius ma vissuto a parigi, è l'unico scrittore ad aver vinto per due volte il premio Goncourt (il primo con uno pseudonimo, come si scoprì alla sua morte). E' stato partigiano decorato con la Legione d'Onore, diplomatico, console di Francia e scrittore. Ha sposato in seconde nozze l'attrice americana Jean Seberg. Entrambi hanno posto volontariamente fine alla propria vita.

Le correzioni di Franzen

Le correzioni, Jonathan Franzen, 2001 (Einaudi, 2002)

« Un fronte freddo autunnale arrivava rabbioso dalla prateria. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell'aria. Il sole era basso nel cielo, una stella minore, un astro morente. Raffiche su raffiche di entropia. Alberi irrequieti, temperature in diminuzione, l'intera religione settentrionale delle cose era giunta al termine. »

Scrivere qualcosa su Le correzioni di Johanatan Franzen è decisamente imbarazzante:  considerato uno dei romanzi fondamentali della letteratura americana contemporanea, è stato analizzato e recensito da tutto il mondo. Io ho letto pochissimo di quel che è stato scritto, ma azzardo ugualmente.
L'attacco è magistrale:  nella casa dei coniugi Lambert, l'ansia ha impregnato ogni cosa ed Enid non è più in grado di tenere sotto controllo tutte quelle stanze, quegli oggetti, quelle raccomandate; ogni giorno è una battaglia da quando Alfred si è ammalato di Alzheimer; Enid ci mette tutto il suo impegno e non capisce perchè Al si lasci andare così tanto, rintanato nel sottosuolo a fingere di riverniciare il tavolo del giardino.
Parte così, con un capitolo che fa scoppiare il cuore dall'ansia la ricostruzione della storia della famiglia Lambert: i coniugi Alfred ed Enid ed i loro tre figli, ormai adulti, Gary, Chip e Denise. Una normale famiglia americana con tutte le disfunzioni possibili nelle famiglie normali : anaffettività, ansia negata, forte frustrazione, caos mascherato. Nessuno dei personaggi è simpatico: io li ho detestati tutti, soprattutto Enid, che per tutta la vita si sforza di nascondere le crepe dell'armonia familiare e in seguito le voragini della malattia del marito; anche Chip non è da meno, con il suo rivetto all'orecchio e la totale deficienza di buon senso; Gary è un patetico prepotente, succube di una moglie nevrotica a livelli pesanti; più simpatica Denise, che almeno eccelle in qualcosa (è una cuoca apprezzata); il burbero, severo, rigido e maniacale Alfred, che pure ha fatto soffrire un po' tutti, risulta quasi un punto fermo nel delirio di quelle vite allo sbando.

E' un romanzo pieno di cose, Le Correzioni – l'economia americana è una traccia che Franzen insegue in parallelo alle vicende dei Lambert, anche qui dimostrando conoscenze e competenze di alto livello. Il linguaggio, specchio di tutto questa ricchezza, è complesso, articolato e non abbassa l'asticella in nessuna delle 600 pagine del romanzo. Un lavoro di fronte al quale inchinarsi.

Tag: Alzheimer, medicine, ferrovie, omosessualità, droghe, eccetera.

Nella foto Jonathan Franzen con David Forster Wallace

L'amore invisibile di Schmitt

Una coppia di uomini si sposa approfittando di un matrimonio tra due sconosciuti; un uomo non può vivere senza il suo cane; una donna ama il proprio nipote malato più del figlio; un uomo ama si innamora di una donna tramite l'ammirazione per il primo marito defunto; una coppia rinuncia ad avere un figlio e anni dopo ne incontra il possibile doppio.
Cinque racconti legati da un filo conduttore: i fantasmi che ci accompagnano e ci sostengono, l'amore per qualcuno che non c'è, le triangolazioni dei sentimenti, che ci fanno amare qualcuno attraverso un altro e che proiettano i nostri sentimenti su schermi diversi.
Con leggerezza il famoso autore di Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano ed autore e regista diLezioni di felicità mette in prosa storie di fantasmi: i suoi illustri antenati sono La prima moglie della Du Maurier e il Giro di vite di Henry James. Con una prosa leggera, a volte banale e una semplicità di narrazione non sempre all'altezza dei temi trattati, i racconti sono comunque piacevoli, se non proprio compiuti, ed hanno il pregio di visitare zone interessanti dell'esistere.

Le sfumature di Alice Munro

Quando si leggono i racconti della Munro si ha l'impressione di vedere sfumatore di colore di cui non conoscevamo l'esistenza. Le sue donne, ad esempio, parlano così: «Quando cominci veramente a lasciar perdere, succede così. Ti parte dentro una fitta di dolore segreta, inaspettata. E subito dopo, un senso di leggerezza. Vale la pena rifletterci, sulla leggerezza».